Cornaro Piscopia Elena

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Ritratto di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, Ignoto (sec. XVIII?), Biblioteca Ambrosiana, Milano. [Maschietto,1978].

Nata: 5 Giugno 1646 (Venezia)

Morta: 26 Luglio 1684 (Padova)

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Elena nacque a Venezia, presso una nobile famiglia, il 5 giugno 1646, quinta figlia di Giovanni Battista Cornaro Piscopia, procuratore di San Marco, cultore delle lettere e delle scienze. Casa Cornaro era un luogo di incontro per dotti e scienziati. Il bisnonno di Elena, Giacomo Alvise, era stato legato a Galileo Galilei da una profonda amicizia; la sua biblioteca, ereditata da Giovanni Battista e frequentata da Elena per i suoi studi, raccoglieva numerose opere scientifiche di ispirazione galileiana.

Il padre, pur andando controcorrente rispetto alla mentalità di allora contraria all’educazione femminile, decise di avviare la figlia, anche per accontentare le proprie ambizioni, agli studi classici. Elena imparò dunque il latino con Giovanni Battista Fabris, il primo che si rese conto delle particolari doti della giovane; il greco con don Alvise Gradenigo, il miglior grecista a quel tempo a Venezia; l’ebraico con il rabbino della locale comunità ebraica, Shemuel Aboaf; apprese il francese e lo spagnolo; si occupò di matematica e astronomia. A seguire la sua preparazione scientifica oltre che linguistica fu, per diciassette anni, il gesuita Carlo Maurizio Vota, anch’egli sensibile alle istanze della nuova scienza galileiana.

Elena si dedicò quindi alla filosofia , a partire dal 1668, sotto la guida di Carlo Rinaldini, professore all’Università di Padova. Pur convinto sostenitore di Gassendi e Galileo, Rinaldini, conscio del dominio dell’aristotelismo nell’ateneo padovano, orientò la preparazione filosofica di Elena verso un aristotelismo aperto e orientato alla lettura diretta dei fenomeni per interpretare la natura.

Suo maestro nello studio della teologia fu invece il frate Felice Rotondi, laureato in teologia e preside degli studi nel convento del suo Ordine a Venezia. Fu proprio quest’ultimo, con l’appoggio di Giovanni Battista Cornaro, a presentare l’allieva al collegio dell’Università di Padova e chiedere la grazia della laurea.

Com’era d’uso all’epoca, Elena componeva altresì poesie che era solita accompagnare col canto.

Di carattere calmo e riflessivo, particolarmente portata per la speculazione, molto devota, a soli 11 anni fece voto di castità, diventando suora laica dell’ordine di San Benedetto.

Nel 1678, prima donna, ottenne la laurea in filosofia presso l’Università di Padova nel fasto più solenne. In verità, la Cornaro aveva chiesto di poter discutere la laurea in teologia: ma, nonostante il parere favorevole dei teologi dell’Ateneo, la richiesta ebbe il netto rifiuto del cardinale Gregorio Barbarigo, cancelliere dell’Università di Padova e consigliere di papa Innocenzo XI.

Il cerimoniale, che si svolse nella cappella della beata Vergine della cattedrale, fu caratterizzato da un lungo corteo, da musica e cori, dalla partecipazione di tutta la nobiltà oltre che di una folla numerosa: ciò connotava l’eccezionalità di un avvenimento unico. L’addottoramento di Elena non ebbe infatti seguito. Pochi mesi dopo, il tentativo di un’altra donna, Carla Gabriella Patin, di ottenere la laurea in filosofia, si scontrò infatti con la dura opposizione dei riformatori dell’Università padovana, che si espressero esplicitamente contro ogni altra laurea femminile. Lo stesso Giovanni Battista, padre di Elena, si oppose alla laurea della Patin, temendo di perdere il prestigio e i privilegi ottenuti dalla posizione esclusiva e straordinaria della figlia.

Il 9 luglio dello stesso anno Elena fu aggregata al Collegio dei filosofi e medici dell’Università; il 15 del medesimo mese partecipò alla seduta solenne organizzata dall’Accademia dei Ricoverati di Padova, cui era stata aggregata nel 1669, per celebrare la sua laurea.

L’anno successivo Elena si trasferì definitivamente da Venezia a Padova: qui poté dedicarsi esclusivamente alle sue ricerche, oltre che ad opere di pietà e beneficenza.

Dopo la laurea Elena godette di grande fama e furono numerosi i personaggi illustri che le resero omaggio: nel 1680, per esempio, il cardinale d’Estrèes volle farle visita per verificare la sapienza che le si attribuiva, rimanendone profondamente colpito. Oltre che ai Ricoverati di Padova, fu aggregata agli Infecondi di Roma, agli Intronati di Siena, agli Erranti di Brescia, alle due accademie veneziane dei Pacifici e Dodonea.

Di salute cagionevole e di gracile costituzione, indebolita altresì dal lungo applicarsi agli studi, Elena si spense a soli 38 anni, il 26 luglio 1684. La sua morte fu accompagnata da esequie ed onorificenze solenni. Il feretro, coperto dell’abito benedettino e della mantella d’ermellino, veste dottorale, con in testa due corone, una di gigli per la sua condizione di vergine, l’altra di alloro, fu tumulato nella chiesa padovana di Santa Giustina. Una sua statua venne eretta nel portico di Palazzo del Bo, sede dell’Università a Padova, dove ancora oggi si può ammirare.


Elena Cornaro Piscopia è famosa per essere stata la prima donna a laurearsi nel mondo: conseguì la laurea in filosofia all’Università di Padova il 25 giugno 1678.


«Quivi mentre sfogliavo le opere di Archimede, che stavano sul tavolo, m’imbattei nel teorema dell’applicazione di una retta tirata tra la circonferenza e il diametro [d’una sfera]. Quand’ecco apparire in biblioteca una giovane, bellissima in volto, ben proporzionata nelle membra, di colorito delicato, con il capo maestoso, dignitosa nel tratto, e cominciò a parlare su quel teorema. Restai stupefatto tanto che mi mancò la parola, […]»

[Racconto di Carlo Rinaldini del 1668 a proposito suo primo incontro con Elena Cornaro nella biblioteca Cornaro, cit. in Maschietto, 1978, pp. 86-7]

 

«Chiunque parlava con lei ne restava ammirato e preso da rispetto. Aveva ingegno versatile, prontissimo nell’apprendere e tenace nel ritenere a memoria. Temperamento calmo, moderato e benevolo, si dedicava a tutto ciò che era conforme all’onestà, la giustizia e il decoro, senza mai pensare neppure minimamente a cose men che dignitose e nobili per una ragazza»

[B. Bacchini, Helenae Lucretiae Corneliae Piscopiae, Parma, 1688; tradotto e cit. in Maschietto, 1978, p. 219] 

 

«Studiò le lingue greca, latina, ebraica, spagnola, francese, ed un poco l’arabica. Conobbe la filosofia, la matematica, la teologia, l’astronomia, e fu laureata nel duomo di Padova nel 1678. Fu dotta altresì nella musica, e s’accompagnava cantando i suoi versi. Va annoverata fra le più illustri donne Italiane […]»

[Canonici Fachini, 1824, p. 159]

 

«Nobilissima schiatta, molta avvenenza, vastità di sapere, non fucata modestia, irreprensibil costume, pietà singolare resero questa giovane la meraviglia delle donne del suo tempo. »

[Gamba, 1827, pp. 328-29]


G. Lanspergio, Lettera ovvero Colloquio di Christo all’anima devota, traduzione di E. L. Cornaro Piscopia, Venezia, 1669.

 E. Cornaro Piscopia, Elogi latinamente scritti d’alcuni illustri Italiani Lettere latine Discorsi accademici in lingua volgare.

 



G. Canonici Fachini, Prospetto biografico delle donne italiane rinomate in letteratura. Dal secolo XIV fino a’ giorni nostri. Con una risposta a Lady Morgan riguardante alcune accuse da lei date alle donne italiane nella sua opera “L’Italie”, Venezia, Dalla Tipografia di Alvisopoli, 1824, p. 159.

B. Gamba, Alcune operette di Bartolomeo Gamba, Milano, 1827, pp. 328-29.

F. L. Maschietto, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (1646-1684). Prima donna laureata al mondo, Padova, Antenore, 1978.

The biographical dictionary of women in science. Pioneering lives from ancient times to the mid-20th century, ed. by M. Ogilvie, J. Harvey, New York-London, Routledge, 2000,  p.  294.

 


Miriam Focaccia
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