Grillo Borromeo Arese Clelia

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Incisione di Clelia Grillo Borromeo Arese.

Nata: 1684 (Genova)

Morta: 23 Agosto 1777 (Milano)

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Clelia del Grillo, nata a Genova nella prima metà dell’anno 1684 e sorella di numerosi fratelli e sorelle, proviene da una delle più note famiglie patrizie dell’Italia settentrionale, imparentata con illustri casate europee. Suo padre Marcantonio fu il duca di Mondragone e marchese di Clarafuente, sua madre Maria Antonia la marchesa Imperiali. Clelia sposò l’8 marzo 1707 il conte Giovanni Benedetto Borromeo Arese (1679-1744), dal quale ebbe otto figli: Giulia (1709-1731), Renato (1710-1778), Maria Paola (1712-1761), Francesco (1713-1775), Giuseppe (1714-1715), Antonio (1715), Giustina (1717-1741) e Vitaliano (1720-1793). Il matrimonio fu a lungo contrastato dal padre di lui, il conte Carlo (1657-1734), uno degli uomini più ricchi del ducato e futuro vicerè di Napoli, perché sembrava che le figlie del Grillo manifestassero una spiccata autonomia di pensiero e di azione che confinava con l’eccentrico. Clelia, infatti, si scontrò presto con il suocero per ragioni politiche e familiari. Veniva inoltre criticata sia perchè spesso ospitava nella sua casa personaggi non nobili, intellettuali e naturalisti italiani e stranieri, sia perché si muoveva in società in modo troppo disinvolto. Il celebre naturalista e medico Antonio Vallisneri (1661-1730), per esempio, racconta di essere stato svegliato alle due di notte perché la duchessa era desiderosa di conoscerlo di persona. Clelia parlava almeno otto lingue e si dilettava di geometria, una conoscenze insolita perfino per una nobildonna della sua epoca. Inizialmente educata dalla madre e poi nel monastero della Misericordia, non è chiaro dove e quando abbia cominciato a interessarsi alle scienze naturali e alla matematica. Istituì nel suo palazzo di via Rugabella un salotto, poi trasformato nell’Academia Cloelia Vigilantium. Nel 1719 Antonio Vallisneri ne stilò lo statuto in dodici paragrafi. L’Accademia si sciolse nel 1726, probabilmente anche per l’opposizione degli Asburgo che facevano di tutto per scoraggiare i loro sudditi dal frequentare casa Grillo Borromeo.
Quando nel 1744 morì il marito, Clelia lasciò il palazzo al figlio ed erede Renato, andando a vivere in una vecchia residenza di famiglia. Nel 1746, durante il breve dominio spagnolo a Milano, si espose pubblicamente tra le file antiaustriache e dovette fuggire, dopo la rioccupazione austriaca della città, a Bergamo. La ribellione antiaustriaca del 1747 a Genova inasprì ulteriormente la situazione di Clelia Grillo che fu costretta a vivere a Gorizia. Ella cercò di evitare questo esilio forzato, simulando una serie di gravi malattie, ma l’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo confiscò tutti i suoi beni e revocò la sentenza soltanto quando Clelia cedette trasferendovisi. Poco dopo, amici e cittadini di fede antiaustriaca festeggiarono il suo ritorno a Milano come un trionfo. Clelia riaprì anche il suo salotto, ora però più legato alla storia, alla poesia e al teatro, ma visse, a causa della peggiorata salute, dei dissidi e lutti familiari, sempre più ritirata. Morì il 23 agosto 1777 a 93 anni di età.

Di Clelia Grillo Borromeo Arese non esistono né pubblicazioni né manoscritti. La folta corrispondenza è scomparsa ed è stata probabilmente distrutta durante la seconda guerra mondiale. Le testimonianze della sua attività si basano perciò sulle numerose affermazioni altrui. Queste raccontano di un suo ruolo significativo nella diffusione delle scienze naturali e matematiche, in particolare della fisica newtoniana, nell’Italia settentrionale della prima metà del Settecento. Importante, quantunque effimero strumento di tale attività fu l’Accademia dei vigilanti, chiamata anche Academia cloelia vigilantium. Fondata nel 1719, era di ispirazione gesuitica e internazionalista, e si dedicava alle arti liberali, ai viaggi scientifici, alle scienze sperimentali e naturali, in particolare animali e piante rari, e alla matematica, specialmente la geometria. Il suo simbolo era un grillo, preso dallo stemma di famiglia; il suo motto “Diuque, noctuque”. Sulla porta della sede accademica era collocato il ritratto del famoso naturalista Antonio Vallisneri (1661-1730). Comprendeva pure un “gabinetto di scienze naturali e fisiche” e un osservatorio astronomico. L’accademia ebbe una certa importanza non tanto per la quantità di soci ma per la qualità dei personaggi che la frequentavano. Le lettere di Vallisneri a Louis Bourguet (1678-1742) lamentavano però che le riunioni erano poche e sporadiche.

Essendo quasi impossibile tracciare il confine tra accademia e salotto, rimane il fatto che la casa di Clelia del Grillo è luogo di molte discussioni e incontri personali o di carattere epistolare. Frequentatori sono, oltre a Vallisneri, il matematico cremonese don Luigi Guido Grandi (1671-1742), i matematici gesuiti Tommaso Ceva (1648-1737), Giovanni Girolamo Saccheri (1667-1733) e Giulio Cesare Brusati (1692-1743), il matematico e fisico Giovanni Francesco Crivelli (1691-1743), Antonio Giuseppe Della Torre di Rezzonico e lo storico e bibliotecario abate Giuseppe Antonio Sassi (1675-1751). Inoltre, coltiva uno stretto rapporto con il filosofo e naturalista francese Louis Bourguet; nel 1728 riceve la visita del politico e scrittore Charles-Louis baron de Montesquieu (1689-1755), nel 1732 del libraio svizzero Marc-Michel Bousquet, mentre il filosofo e linguista francese Charles de Brosses (1709-1777), nel 1739, si vanta di non aver tenuto fede al suo invito. Quando l’accademia nel 1726 si scioglie, Clelia Grillo tenta varie volte di riattivarla, ma sembra mancarle tempo e fondi finanziari sufficienti.

L’altro grande progetto al quale partecipa con passione è la «Bibliothèque Italique», periodico francese dedicato alla cultura dell’Italia e al quale il gruppo di intellettuali che ruota intorno a lei collabora ampiamente per promuovere lo scambio di informazioni e la diffusione della scienza empirica.

 

Su Clelia Grillo Borromeo esistono numerose descrizioni di personaggi illustri. Un abate che nel 1705 dovette giudicare la sua idoneità per il matrimonio raccontò che era soprannominata “l’Oracolo” per il suo grande spirito. Il matematico Luigi Guido Grandi le dedicò nella sua opera Flores geometrici ex Rhodonearum, et Cloeliarum curvarum (Firenze, 1728) le “clelie”, curve sferiche a forma di fiori a più petali. Genova, la sua città natale, conio in suo onore una medaglia con scritto Gloria Genuensium.

Il filosofo e linguista francese Charles de Brosses scrisse in una lettera del 16 luglio 1739: «La contessa Clelia Borromeo, la quale non soltanto conosce tutte le scienze e le lingue d’Europa, ma parla arabo come il Corano». Anche Montesquieu la descrisse «molto dotta: conosce, oltre alla sua lingua materna, il francese, l’inglese, il tedesco, il latino, e perfino l’arabo, le matematiche, le fisiche, l’algebra. Ha fatto moltissimi esperimenti di fisica.»

Molti decenni dopo la sua morte, Clelia Borromeo del Grillo fu ancora ricordata in un passo dei Cento anni (1857) di Giuseppe Rovani (1818-1874):

«- Chi è quella bellissima dama là, al numero 4 del second’ordine?

- Bellissima, se avesse imparato a sorridere e se ricevesse la grazia dalla bontà... Quella è la contessa Clelia V...., odiata dalle donne e anche dagli uomini.

- Odiata?

- Sì, odiata... sa il latino, il greco e la matematica... e dall’alto del suo tripode ci guarda tutti come una divinità sdegnata.»

 

G. G. Fagioli Vercellone, Grillo, Clelia (del), in Dizionario biografico degli italiani, 55, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, pp. 450-454.

Grillo Clelia, su http://www.verbanensia.org/scrineum/AlbGen_145bis_Grillo_Clelia.pdf

M. Ogilvie, J. Harvey, eds, The biographical dictionary of women in science. Pioneering lives from ancient times to the mid-20th century, New York-London, Routledge, 2000, p. 163.

G. Parabiago, Clelia Borromeo del Grillo, in «Correnti», I, 1998, pp. 36-60.

A. Rebière, Les femmes dans la science, Librairie Nony & Cie, Paris, 1897, p. 130.

A. M. Serralunga Bardazza, Clelia Grillo Borromeo Arese. Vicende private e pubbliche virtù di una celebre nobildonna nell'Italia del Settecento, Biella, Eventi & Progetti Editore, 2005.

 

Ariane Dröscher
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